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Le relative in coreano: 읽은 책, 읽는 책, 읽을 책 — senza «che»

L'italiano attacca la relativa dietro il nome; il coreano la mette davanti e scrive il tempo nella terminazione del verbo. Tre forme per i verbi, una per gli aggettivi.

In questa pagina
  1. Il nome viene sempre per ultimo
  2. I verbi hanno tre forme — quattro con -던
  3. Gli aggettivi ne hanno una sola — e va a sbattere
  4. 있다 e 없다 rompono la regola degli aggettivi
  5. -는 것 trasforma la proposizione in un nome
  6. Leggere una proposizione lunga
  7. Cinque da mandare a memoria

Il nome viene sempre per ultimo

L'italiano costruisce «il libro che ho letto ieri»: la relativa sta dietro il nome, aperta da che. Il coreano costruisce 제가 어제 읽은: la proposizione passa davanti e il relativo sparisce. Qualche aggettivo l'italiano lo antepone (un bel libro), una proposizione mai. Il verbo attaccato al nome porta una terminazione speciale, e il tempo abita lì.

제가 읽은il libro che ho letto — 책 chiude la sequenza
책 제가 읽은 — la proposizione non segue mai il nome

I verbi hanno tre forme — quattro con -던

-(으)ㄴ per il passato, -는 per il presente, -(으)ㄹ per il futuro o l'ipotetico. 은/을 dopo consonante, ㄴ/ㄹ dopo vocale — 보다 dà 본 / 보는 / 볼. Le radici in ㄹ perdono la ㄹ e si comportano come se finissero in vocale: 살다 → 산 / 사는 / 살, 만들다 → 만든 / 만드는 / 만들 — mai 살은.

il libro che ho letto
il libro che sto leggendo
il libro che leggerò
il libro che leggevo — un passato rimasto aperto; non ogni imperfetto è -던
어제 사람la persona venuta ieri — stessa terminazione, ma qui il nome è il soggetto

Non appoggiarti al participio italiano: in «il libro letto ieri» comanda la diatesi. La terminazione coreana è retta dal tempo e sul ruolo del nome tace: 읽 책 e 어제 사람 hanno la stessa forma, ma lì il nome è oggetto e qui soggetto.

Gli aggettivi ne hanno una sola — e va a sbattere

Al presente gli aggettivi prendono -(으)ㄴ: una forma sola, dove i verbi ne hanno tre. Accettano anche -(으)ㄹ e -던; manca solo un presente distinto. L'aggettivo coreano si coniuga come un verbo (이 책이 좋아요, senza essere), e da lì viene questa terminazione.

예쁘다 → 예쁜 사람una persona carina
좋다 → 좋은un buon libro
크다 → una casa grande

La stessa terminazione è passato su un verbo e presente su un aggettivo. Non si ricava ragionando: è la prima cosa da sapere qui.

passato — 읽다 è un verbo
presente — 좋다 è un aggettivo

있다 e 없다 rompono la regola degli aggettivi

Ovunque altrove si comportano da aggettivi, ma davanti a un nome prendono -는. Vale per tutta la famiglia di 있다/없다, larga e frequentissima. Trappola: 맛있다 e 재미있다 contengono un 있다 nascosto — niente ㄴ.

맛있 음식un piatto buono
재미있 영화un film divertente
사람qualcuno che non c'è
맛있 · 예쁘 — sbagliate tutte e due: 있다 vuole 는, 예쁘다 vuole ㄴ

-는 것 trasforma la proposizione in un nome

Metti 것 dopo una forma determinante e il blocco diventa un nome: così il coreano dice mangiare, quello che voglio. L'italiano usa l'infinito, senza marca, o quello che davanti; il coreano posa 것 dietro. Parlando 것 diventa 거 e si fonde con le particelle.

는 것을 좋아해요.Mi piace mangiare
는 거 좋아해요.la stessa frase, parlata
한국어 배우는 게 재미있어요.Imparare il coreano è divertente — 것이 → 게
제가 원하는 건 이거예요.Quello che voglio è questo — 것은 → 건

Leggere una proposizione lunga

Le determinanti possono avere un soggetto proprio, e allora la frase si carica all'inizio. Regola di lettura: trova il nome alla fine e leggi all'indietro.

제가 어제 읽은il libro che ho letto ieri — 제가 è soggetto di 읽은, non della frase principale
옆집에 사는 사람la persona che abita qui accanto
어제 친구가 준 선물il regalo che mi ha fatto un amico ieri

Lì 제가 è il soggetto della proposizione piccola, non della frase: spuntano due soggetti e chi comincia perde il filo. In italiano che annuncia la relativa; in coreano il confine lo segna solo la terminazione.

Cinque da mandare a memoria

È il muro fra principiante e intermedio, e cade ascoltando più che studiando: qualunque serie parlata ti mette davanti 읽은/읽는/읽을 decine di volte.

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