Ordine delle parole in coreano: il verbo va sempre in fondo
Soggetto – Oggetto – Verbo, e le tre abitudini che un italofono deve disimparare.
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Il verbo va in fondo
L'italiano è Soggetto–Verbo–Oggetto, il coreano Soggetto–Oggetto–Verbo. Per iscritto il verbo non si sposta mai: non nelle domande, non nelle negazioni, non nelle frasi lunghe. Il parlato posticipa un ripensamento (밥 먹었어, 나는), ma è un'aggiunta dopo la frase, non un ordine alternativo.
| 저는 밥을 먹어요. | Mangio il riso. — alla lettera io riso mangio |
| 저는 어제 친구를 만났어요. | Ieri ho incontrato un amico. — io ieri amico incontrato |
| 밥 먹었어요? | Hai mangiato? — stesso ordine della frase affermativa |
Sull'ultimo esempio parti avvantaggiato: nemmeno l'italiano ribalta niente per chiedere. Hai mangiato. e Hai mangiato? cambiano solo di intonazione, e il coreano funziona così — con in più la desinenza finale a portare il resto.
Il senso arriva solo alla fine
È questa la vera conseguenza, ed è un problema di ascolto prima che di grammatica: negazione, tempo e cortesia stanno tutti in fondo.
| 저는 밥을 먹었어요. | Ho mangiato. |
| 저는 밥을 먹지 않았어요. | Non ho mangiato. |
| 저는 밥을 먹을 거예요. | Mangerò. |
Le prime cinque sillabe sono identiche in tutti e tre i casi. Da noi il non arriva subito e ti lascia capire a metà frase; il coreano quell'abitudine la punisce. Allenarsi ad aspettare è gran parte dell'ascolto dei primi mesi.
Tutto può muoversi tranne il verbo
Siccome ogni ruolo è marcato da una particella, gli altri pezzi sono liberi: l'ordine non serve più alla grammatica, serve all'enfasi. Anche l'italiano sposta gli elementi — Il libro, l'ho letto — ma con due differenze: l'oggetto anteposto chiede un clitico di ripresa (l'), e l'ordine neutro resta Soggetto–Verbo–Oggetto, con il verbo libero di muoversi invece che inchiodato in fondo.
| 저는 어제 친구를 만났어요. | Ieri ho incontrato un amico. — ordine neutro |
| 어제 저는 친구를 만났어요. | Ieri — l'enfasi cade sul quando |
| 친구를 저는 어제 만났어요. | Un amico — l'enfasi cade su chi |
Tutte e tre sono corrette e vogliono dire la stessa cosa: 를 tiene 친구 nel ruolo di oggetto ovunque si trovi, senza riprese pronominali.
Quello che non è libero è quale particella pretende ciascun verbo. L'abbinamento è fisso e non si deduce dall'italiano: a volte noi usiamo una preposizione dove il coreano vuole un oggetto diretto, a volte il coreano marca con 이/가 quello che per noi è un oggetto.
| 친구를 만나요. | Incontro un amico. — qui le due lingue vanno d'accordo: oggetto diretto |
| 버스를 타요. | Prendo l'autobus. — pensando a salire sull'autobus ti viene una preposizione; il coreano vuole 를 |
| 한국어를 잘해요. | Parlo bene il coreano. — 잘하다 regge un oggetto, non è aggettivo più preposizione |
| 의사가 됐어요. | Sono diventato medico. — 되다 pretende 가, mai 를 |
| 학생이 아니에요. | Non sono uno studente. — 아니다 pretende 이/가, quindi 학생 prende 이 |
La negazione ha due posizioni, e una spezza le parole
L'italiano ha una casella sola: non davanti al verbo. Il coreano ne ha due, con lo stesso senso. 안 va prima del verbo ed è quella che senti parlare; -지 않다 si attacca dopo la radice e tende al formale o allo scritto.
| 안 먹어요. | Non mangio. — forma breve, parlato di tutti i giorni |
| 먹지 않아요. | Non mangio. — forma lunga, un po' più formale |
| 못 가요. | Non riesco ad andarci. — impossibilità, non mancanza di volontà |
안 è «non lo faccio» e 못 è «non ci riesco»: la differenza tra non ci vado e non riesco ad andarci ce l'hai già. Quello che non si trasferisce è dove finisce 안 con i verbi nome + 하다: va dentro, tra il nome e 하다.
| 공부 안 해요. | Non studio. — |
| 안 좋아해요. | Non mi piace. — 좋아하다 è una parola sola, quindi 안 resta fuori |
| 공부하지 않아요. | Non studio. — la forma lunga non spezza niente: è sempre sicura |
Tre verbi vengono sostituiti in blocco invece che negati. 안 있다 non esiste: il negativo di 있다 è un'altra parola.
| 있다 → 없다 | c'è / non c'è |
| 알다 → 모르다 | sapere / non sapere |
| 맛있다 → 맛없다 | buono / cattivo di sapore |
Anche 못 ha una forma lunga, -지 못하다, dopo il verbo come -지 않다. 가지 못해요 è 못 가요 nel registro scritto, e lo spezzamento dei verbi in 하다 sparisce: 공부하지 못해요 resta intero.
I modificatori precedono ciò che descrivono
È costante, ed è il motivo per cui le frasi coreane lunghe intimidiscono: la descrizione si accumula davanti al nome invece di seguirlo.
| 제가 어제 읽은 책 | il libro che ho letto ieri — io ieri letto libro |
| 옆집에 사는 사람 | la persona che abita accanto — accanto abitante persona |
Noi mettiamo la relativa dopo il nome, il coreano prima, e il che sparisce: il suo lavoro lo fa la desinenza -(으)ㄴ/-는/-(으)ㄹ sul verbo. Un aggettivo prima del nome ce l'hai anche in italiano (un bel libro), una frase intera no. Quando trovi un lungo tratto prima di un nome, quel tratto lo sta descrivendo.
La forma modificante di 읽은 e 사는 è un sistema a sé: tre forme per i verbi, una per gli aggettivi e una sovrapposizione. Ha una pagina sua.
Il soggetto sparisce quando è ovvio
Qui sei di nuovo in vantaggio: come l'italiano, il coreano lascia cadere ciò che il contesto già fornisce, soprattutto il soggetto. Vado non ha bisogno di io, e 가요 nemmeno. Chi comincia infila 저는 ovunque, e suona insistente.
| 밥 먹었어요? | Hai mangiato? |
| 네, 먹었어요. | Sì, ho mangiato. |
| 어디 가요? | Dove vai? |
La differenza sta in che cosa recupera l'informazione. La desinenza italiana dice chi è il soggetto — vado non può che essere prima persona — e con essere il participio aggiunge il genere (sono andata).
Le desinenze coreane non segnano né persona né genere: 갔어요 vale per io, tu, lui, lei e loro. L'unico indizio è il contesto, e il coreano ne chiede di più: lascia cadere anche l'oggetto.
Tre abitudini da disimparare
- Decidere presto che cosa significa. La fine della frase può ribaltare tutto: aspettala.
- Mettere il soggetto ogni volta. Ometterlo lo sai già fare: fallo anche in coreano.
- Tradurre parola per parola. Il verbo deve viaggiare fino in fondo; accettato quello, il resto viene da sé.
Come costruire il riflesso
Leggendo hai il tempo di riordinare mentalmente; ascoltando no. Lo shadowing ti obbliga a produrre l'ordine coreano alla velocità del coreano, ed è l'unico modo perché il verbo in fondo diventi automatico.
Comincia da frasi brevi in cui è la desinenza finale a cambiare il senso, e ripetile ad alta voce finché non ti suonano naturali.
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